Diari pisani
domenica, 07 dicembre 2008
Uh-OhCollegio, ore 18: tu ritiri i panni stesi, no, e ti pizzichi un dito con una molletta per non lasciar cadere un asciugamano di sotto. Poi, mentre sussulti per il dolore, un paio di mutande rosse di pizzo cade dalla pigna di vestiti sulla tettoia sottostante il tuo balcone.
cilidif | 17:03 | commenti
a sorpresa, verismo, brevia
martedì, 02 dicembre 2008
LunaCosa fa una donna quando ha il ciclo.
Domenica, primo giorno. Tutto normale.
Lunedì, secondo giorno, piove molto forte e tira un gran vento. La poverina, affetta da un indicibile dolore al basso ventre, si trascina dalla stanza al wc ogni dieci minuti, rinunciando ad uscire per l'unica ora di lezione che ha quel giorno. Alterna letto e bagno fino alle 13, poi pranza con una fetta di pane di segale. Ritorna a letto e ci resta fino alle 18, poi si alza e studia due ore, colpita da un momento di approfondita e precisa conoscenza della lingua greca; alle 20 cena con finocchi crudi e formaggio e dopo una puntata di House in inglese con l'unico essere umano che riesce a sopportarla in quel triste frangente (Bio), va a dormire alle 23,30, un orario che da anni non la vedeva già tra le braccia di Morfeo.
Martedì, terzo giorno: sveglia alle 8, colazione con caffè d'orzo e pane di segale (ah, il perduto mondo contadino), insulti al caffè d'orzo che fa schifo ma ormai è stato comprato e quindi va finito, poi lezione. Sofferenza sanscrita in compagnia dell'amico normalista che manco lui ce la fa, nonostante la marcia in più di cui è visibilmente dotato. Dalle 10 alle 10.15 sfogo tra i due relativo alla confusione mentale che il Sanscrito provoca in loro.
10.30, casa. La donna cade in coma sul proprio letto non rifatto, tra la vestaglia gettata a caso, il pigiama spiegazzato, le coperte sfatte e i libri sparpagliati. Gli ormoni non perdonano mai. Il risveglio alle 14 la porterà di corsa a mangiare in mensa e poi in bagno perché lo sformato di cavolo e il ciclo insieme non stanno bene. Gli ormoni concedono alla tenutaria un'altra ora di approfondita conoscenza del greco che si esaurisce verso le 16, quando inizia la lezione di francese. Alle 18 la femmina di Homo Sapiens Sapiens rientra in casa e incapace di fare alcunché di culturalmente produttivo scrive sul proprio diario pubblico online.
A me il ciclo dura 8 giorni.
Fade out sulla sigla di SUperquark.
Domenica, primo giorno. Tutto normale.
Lunedì, secondo giorno, piove molto forte e tira un gran vento. La poverina, affetta da un indicibile dolore al basso ventre, si trascina dalla stanza al wc ogni dieci minuti, rinunciando ad uscire per l'unica ora di lezione che ha quel giorno. Alterna letto e bagno fino alle 13, poi pranza con una fetta di pane di segale. Ritorna a letto e ci resta fino alle 18, poi si alza e studia due ore, colpita da un momento di approfondita e precisa conoscenza della lingua greca; alle 20 cena con finocchi crudi e formaggio e dopo una puntata di House in inglese con l'unico essere umano che riesce a sopportarla in quel triste frangente (Bio), va a dormire alle 23,30, un orario che da anni non la vedeva già tra le braccia di Morfeo.
Martedì, terzo giorno: sveglia alle 8, colazione con caffè d'orzo e pane di segale (ah, il perduto mondo contadino), insulti al caffè d'orzo che fa schifo ma ormai è stato comprato e quindi va finito, poi lezione. Sofferenza sanscrita in compagnia dell'amico normalista che manco lui ce la fa, nonostante la marcia in più di cui è visibilmente dotato. Dalle 10 alle 10.15 sfogo tra i due relativo alla confusione mentale che il Sanscrito provoca in loro.
10.30, casa. La donna cade in coma sul proprio letto non rifatto, tra la vestaglia gettata a caso, il pigiama spiegazzato, le coperte sfatte e i libri sparpagliati. Gli ormoni non perdonano mai. Il risveglio alle 14 la porterà di corsa a mangiare in mensa e poi in bagno perché lo sformato di cavolo e il ciclo insieme non stanno bene. Gli ormoni concedono alla tenutaria un'altra ora di approfondita conoscenza del greco che si esaurisce verso le 16, quando inizia la lezione di francese. Alle 18 la femmina di Homo Sapiens Sapiens rientra in casa e incapace di fare alcunché di culturalmente produttivo scrive sul proprio diario pubblico online.
A me il ciclo dura 8 giorni.
Fade out sulla sigla di SUperquark.
cilidif | 17:33 | commenti (2)
cogito, verismo
Uno dei miei passatempi preferiti di donna indipendente è andare a mangiare in mensa da sola. Tale attività è considerata dai più fonte di immensa ed incurabile tristezza, motivo per il quale mi trovo spessissimo seduta da sola al tavolo di un gruppo. Ed è qui che assaporo la gioia tutta privata dell'ascolto passivo delle conversazioni altrui.
Ho sentito matricole disputare del metodo migliore messo in pratica per copiare alla Maturità , studenti affetti da epilessia che nascondevano la cosa all'allenatore di calcio, i già citati studenti di Fisica che facevano moto armonico in pineta, un tizio che nottetempo ha caramellato una caffettiera, una che si fa mandare la spesa via posta prioritaria dalla mamma siciliana... ho sentito ragazzine dalla voce irritante che si lamentavano dei genitori che negavano il permesso di andare a Roma per Capodanno, ho sentito chi si lamentava della pasta, chi del riso, ho visto qualcuno portarsi via una forchetta e un coltello, che chissà quando mai uno ne avrà bisogno e mancano sempre.
Ma oggi. Oggi ho pranzato di fianco a due esemplari del genere umano di sesso maschile, fermi allo stato neanderthaliano della specie. Hanno dibattuto e riso sguaiatamente come due comari di Trastevere, per circa mezzora, mangiando in due da un solo vassoio. Apparentemente lamentavano problemi relativi alla mensa stessa, guai con le tessere o chissà che cosa potesse spiegare la presenza di un vassoio solo. Poi, poco prima di alzarsi e lasciarmi in pace a finire il mio budino, uno dei due dichiara: "Certo, la legge non ammette ignoranza, però non era scritto da nessuna parte che uno non poteva pranzare due volte di fila".
Ho sentito matricole disputare del metodo migliore messo in pratica per copiare alla Maturità , studenti affetti da epilessia che nascondevano la cosa all'allenatore di calcio, i già citati studenti di Fisica che facevano moto armonico in pineta, un tizio che nottetempo ha caramellato una caffettiera, una che si fa mandare la spesa via posta prioritaria dalla mamma siciliana... ho sentito ragazzine dalla voce irritante che si lamentavano dei genitori che negavano il permesso di andare a Roma per Capodanno, ho sentito chi si lamentava della pasta, chi del riso, ho visto qualcuno portarsi via una forchetta e un coltello, che chissà quando mai uno ne avrà bisogno e mancano sempre.
Ma oggi. Oggi ho pranzato di fianco a due esemplari del genere umano di sesso maschile, fermi allo stato neanderthaliano della specie. Hanno dibattuto e riso sguaiatamente come due comari di Trastevere, per circa mezzora, mangiando in due da un solo vassoio. Apparentemente lamentavano problemi relativi alla mensa stessa, guai con le tessere o chissà che cosa potesse spiegare la presenza di un vassoio solo. Poi, poco prima di alzarsi e lasciarmi in pace a finire il mio budino, uno dei due dichiara: "Certo, la legge non ammette ignoranza, però non era scritto da nessuna parte che uno non poteva pranzare due volte di fila".
cilidif | 17:20 | commenti (4)
cibo, verismo, ad ventura
domenica, 02 novembre 2008
FrozenFa freddo perché le Sorelle non accendono i maledetti termosifoni. Fa così freddo che dormo con tre coperte e tre maglioni, non per il numero perfetto ma per il gelo polare. Fa così freddo che gli insetti MUOIONO. Fa freddo e mi preparo il tè col bollitore solo per tenere le mani intorno alla tazza. Fa talmente freddo che se piangi ti si congelano le lacrime sulle guance e se ridi ti penetra un refolo di gelo in gola.
Fa un dannatissimo e fottutissimo freddo e io non riesco nemmeno a tradurre Eschilo e se mi viene sonno e per caso mi addormento rischio di morire per ipotermia.
Fa un dannatissimo e fottutissimo freddo e io non riesco nemmeno a tradurre Eschilo e se mi viene sonno e per caso mi addormento rischio di morire per ipotermia.
cilidif | 20:58 | commenti
verismo, holy sisters
martedì, 21 ottobre 2008
Always look on the bright side of lifeStanotte: una zanzara omicida grossa come un mattoncino lego mi punge l'interno del labbro alle ore 2.00. Resterò sveglia fino alle ore 3.45 per darle la caccia, trovare cosa fa uno stupido e fastidioso rumore da qualche parte della mia camera e spalmarmi sul bubbone del deodorante, dell'ammoniaca, una goccia di Amuchina e la crema per la cellulite, cercando di non ingoiare saliva onde evitare di morire per intossicazione nella mia stanza ed essere ritrovata nel 2012.
Stamattina vado a lezione in felpa e jeans, al caldo tepore dei 20°C pisani. A mezzogiorno lascio l'aula di Archeologia sotto un diluvio torrenziale, che non risparmia nessun centimetro quadrato del mio corpo, distruggendo le Converse nel percorso Via Galvani - Piazza Cavalieri e scaricandomi inzuppata di fronte ad un negozio di scarpe di via San Francesco, dove getterò nell'immondizia 40 euro per comprarmi degli stivali che si riveleranno essere a tenuta meno stagna di quanto pensassi.
A casa i vestiti non asciugano perché non ho un termosifone dove farli asciugare, e le Converse gemono i loro ultimi suoni prima di morire di polmonite fulminante da freddo e pioggia. Traduco Erodoto in abiti asciutti, fino a che non è ora di andare a letteratura Francese, sotto un beffardo pallido sole che replica quello mattutino.
A letteratura Francese mi viene annunciato che il compito scritto è proprio la settimana in cui io so già che non ci sarò e non posso dire il motivo qui perché è ancora segreto - non per me, né per la maggior parte della gente che viene qui, ma non lo posso ancora dire e basta -. Mi viene altresì annunciato che uno dei controlli a campione -quindi insulsi- che ti permettono l'accesso al compito scritto in oggetto è stato effettuato ieri, mentre io sognavo di fare la brigatista.
Ma vaffanculo va'.
Stamattina vado a lezione in felpa e jeans, al caldo tepore dei 20°C pisani. A mezzogiorno lascio l'aula di Archeologia sotto un diluvio torrenziale, che non risparmia nessun centimetro quadrato del mio corpo, distruggendo le Converse nel percorso Via Galvani - Piazza Cavalieri e scaricandomi inzuppata di fronte ad un negozio di scarpe di via San Francesco, dove getterò nell'immondizia 40 euro per comprarmi degli stivali che si riveleranno essere a tenuta meno stagna di quanto pensassi.
A casa i vestiti non asciugano perché non ho un termosifone dove farli asciugare, e le Converse gemono i loro ultimi suoni prima di morire di polmonite fulminante da freddo e pioggia. Traduco Erodoto in abiti asciutti, fino a che non è ora di andare a letteratura Francese, sotto un beffardo pallido sole che replica quello mattutino.
A letteratura Francese mi viene annunciato che il compito scritto è proprio la settimana in cui io so già che non ci sarò e non posso dire il motivo qui perché è ancora segreto - non per me, né per la maggior parte della gente che viene qui, ma non lo posso ancora dire e basta -. Mi viene altresì annunciato che uno dei controlli a campione -quindi insulsi- che ti permettono l'accesso al compito scritto in oggetto è stato effettuato ieri, mentre io sognavo di fare la brigatista.
Ma vaffanculo va'.
cilidif | 16:55 | commenti (2)
cogito, esami, a sorpresa, verismo
lunedì, 20 ottobre 2008
Nonsense humourCilidif e Bio arrivano con treno in ritardo di 55 minuti, alle ore 22.30 di ieri.
Ambientazione: Pisa, stazione centrale.
Cilidif e Bio attendono il taxi.
Taxi driver: - buonasera, datemi pure i bagagli. - Apre il baule.
Cilidif gli porge un contenitore grosso e pesante, di forma rettangolare.
Taxi driver: - E questo cos'è?
Cilidif: - Una tastiera.
Taxi driver: - Allora si può suonare! -
Ambientazione: Pisa, stazione centrale.
Cilidif e Bio attendono il taxi.
Taxi driver: - buonasera, datemi pure i bagagli. - Apre il baule.
Cilidif gli porge un contenitore grosso e pesante, di forma rettangolare.
Taxi driver: - E questo cos'è?
Cilidif: - Una tastiera.
Taxi driver: - Allora si può suonare! -
cilidif | 18:45 | commenti
a sorpresa, vie ferrate, verismo, brevia
lunedì, 06 ottobre 2008
RiotIn questi giorni, le Facoltà di Scienze, Ingegneria, Giurisprudenza, Lingue e Lettere dell'Università di Pisa hanno dichiarato lo stato di agitazione. Mercoledì pomeriggio al polo didattico di piazza dei Cavalieri ci sarà un'assemblea di Ateneo e decideremo sul da farsi in vista del colpo finale che all'Università sta per essere inferto dalla legge 133/2008. Scrivo questo sul blog nel tentativo di fare dell'informazione su quello che sta succedendo. Scrivo questo sul blog perché nessun ente privato, nessuna banca, nessuna impresa avranno interesse a prendersi carico di una facoltà come la mia, che vive dello status pubblico ed educativo che il suo sapere detiene. Non so quanti siano disturbati anche solo in minima parte dal fatto che Lettere morirà per prima, ma penso che le coscienze di tutti, e in particolare di quanti superficialmente vedono l'università italiana come un peso economico e un ricettacolo di mantenuti, non possano passare indifferenti di fronte alla morte di un ramo di sapere. Scrivo questo sul blog perché io per prima ho paura di quello che potrebbe succedere al blocco dell'attività didattica, ma lo scrivo perché so che nessuna protesta è senza costi. E questa protesta, questa in particolare, interessa tutti noi, che per non sacrificare il nostro tempo adesso, perderemo il futuro che i nostri studi e il nostro sudore meritano. Se Lettere morirà , sarà il caso limite di una situazione gravissima che colpirà comunque tutto il mondo universitario. E ci saranno consigli di amministrazione (di amministrazione) di facoltà di Ingegneria o Economia che potranno decidere della didattica e dell'impronta da dare alla ricerca. Dovremo fronteggiare il taglio di metà dei fondi destinati al Dottorato di ricerca -per la precisione alle borse di Dottorato-, e chi non farà il Dottorato perché non se lo può permettere non avrà modo di accedere alle graduatorie per l'insegnamento, perché allo stato attuale delle cose la SSIS è chiusa ma non è stata aperta nessuna altra via per inserirsi nel mondo della scuola.
E il fatto più grave e triste è che avremo atenei di serie A e atenei di serie B, e in quelli di serie A pagheremo tasse imposte dal CDA, non soggette a tetti massimi, mentre in quelle di serie B la qualità sarà mediocre e non aprirà porte di nessun genere, tanto meno quelle di una ricerca che non esisterà più.
Negli Stati Uniti ci sono dieci tra le prime università al Mondo. Dove ci si indebita di 90000 euro per studiare. E poi ci sono le piccole e sconosciute università che non servono a formare gli intellettuali e i professionisti di domani. Quel sistema non funziona, né vale la pena di farlo nostro, alla luce della storia di prestigio culturale che abbiamo alle spalle e del fatto che ne abbiamo le conseguenze sotto gli occhi.
L'Università è bella e vale, è fatta di persone che per la maggioranza lavorano nel silenzio dei dipartimenti, senza raccomandare amici, parenti e assistenti per avanzamenti di carriera. Il sapere, di qualsiasi tipo esso sia, non può e non deve rendere conto di sé stesso a logiche che vanno al di là dell'ambito pubblico e culturale, non può giustificarsi di fronte alle ragioni dell'economia, dell'impresa, della politica con cui esse sempre più spesso si confondono. Io penso che si sia giunti ad una svolta da cui non puoi guardare indietro.
"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza."
Antonio Gramsci, 1919
E il fatto più grave e triste è che avremo atenei di serie A e atenei di serie B, e in quelli di serie A pagheremo tasse imposte dal CDA, non soggette a tetti massimi, mentre in quelle di serie B la qualità sarà mediocre e non aprirà porte di nessun genere, tanto meno quelle di una ricerca che non esisterà più.
Negli Stati Uniti ci sono dieci tra le prime università al Mondo. Dove ci si indebita di 90000 euro per studiare. E poi ci sono le piccole e sconosciute università che non servono a formare gli intellettuali e i professionisti di domani. Quel sistema non funziona, né vale la pena di farlo nostro, alla luce della storia di prestigio culturale che abbiamo alle spalle e del fatto che ne abbiamo le conseguenze sotto gli occhi.
L'Università è bella e vale, è fatta di persone che per la maggioranza lavorano nel silenzio dei dipartimenti, senza raccomandare amici, parenti e assistenti per avanzamenti di carriera. Il sapere, di qualsiasi tipo esso sia, non può e non deve rendere conto di sé stesso a logiche che vanno al di là dell'ambito pubblico e culturale, non può giustificarsi di fronte alle ragioni dell'economia, dell'impresa, della politica con cui esse sempre più spesso si confondono. Io penso che si sia giunti ad una svolta da cui non puoi guardare indietro.
"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza."
Antonio Gramsci, 1919
cilidif | 12:36 | commenti (5)
cogito, verismo, hé politèia, ad ventura, acta scholastica
domenica, 05 ottobre 2008
RegressioneSono le 15.30 e non ho ancora aperto le persiane, lavato i piatti del pranzo, rifatto il letto. Ho dormito fino a un'ora improponibile, così stasera quando sarà ora di andare a letto non avrò sonno e domattina devo andare a Sanscrito alle 9. Ho pranzato con uno yogurt e un pacchetto di pavesini con addosso la tuta e i capelli tirati su con un mollettone che viene dal negozio Tutto a due franchi di Chiasso.
Che bello.
Che bello.
cilidif | 14:34 | commenti
verismo
lunedì, 29 settembre 2008
IstruzioniCome trovare l'aula di Archeologia greca.
Siete arrivati con largo anticipo nella città giusta. Bravi. Ora utilizzate la mezzora che serve ad accompagnare un'amica a prendere un gelato e già che siete a passeggio cercate l'aula per domani. La trovate dopo un paio di giri a vuoto, ora siete felici e potete andare a letto. Andate a letto.
Dormite.
Buongiorno, è mattina e il sole splende su Pisa. Sono anche le 9 e mezza e avete lezione alle 10. Lavatevi, vestitevi, fate colazione e sentitevi idioti, tutto insieme. Correte al luogo precedentemente individuato. Entrate e vi trovate in un dipartimento chiamato "Scienze della terra". Essendo tale nome troppo scientifico per essere corretto, chiedete. Vi mandano in cima all'edificio.
Porticina.
Spingetela e sentitela scricchiolare. Siete nel dipartimento di Archeologia. Tutto intorno a voi è in penombra, il silenzio regna incontrastato e le ossa, le punte di lancia, i pezzi di vaso occhieggiano sospettosi da ogni centimetro quadrato di muro.
Attenzione, questo post sta per trasformarsi in un piccolo racconto dell'orrore: abbiate paura.
Cercate l'aula, ma vi accorgete che il luogo non corrisponde alla descrizione che vi avevano fatto. Prima fate un giro generale, poi cominciate a controllare ogni porta. Un cartello attira la vostra attenzione: "Chi non ha niente da fare è pregato di andarlo a fare da qualche altra parte". Quella porta lì decidete di non aprirla. Continuate a camminare voltandovi a ogni teschio o pezzo di teschio che vedete incorniciato alla parete.
Ogni tanto aprite porte che danno su studi di persone tutti pieni di carte e libri ma senza persone. Percorrete il corridoio diverse volte.
Rendetevi ora conto del fatto che non vi ricordate più da dove siete entrati.
Il nuovo obiettivo è cercare l'uscita.
Subito.
Cominciate a ripassare tutte le porte che trovate. Nessuna dà sulle scale da dove siete entrati.
Fate quattro giri.
L'uscita è sparita.
Pensate al percorso compiuto finora e vi rendete conto che non avete idea di quante svolte e turnicazioni avete fatto, di quante porte avete aperto e chiuso e attraverso quante di esse siete effettivamente passati.
Vedete una signora spuntare da uno studio. Il tempo di decidere di seguirla per chiedere informazioni, e sparisce dietro uno scaffale.
Cominciate a sentirvi inquieti: questo è il momento di pensare a tutti i film e libri che coinvolgono persone intrappolate in posti che sembravano innocui. Sentitevi soffocare e sentitevi in ritardo per una lezione che sempre più chiaramente non può essere qui.
State per gettarvi da una finestra nell'estremo tentativo di fuggire da tutti quei maledetti reperti che prima vi guardavano, ma adesso vi prendono palesemente per il culo. Cercate una finestra e non ne trovate. E' un maledetto corridoio interno.
Ora rendete voi stessi consapevoli che morirete lì.
Non prendetela male, siamo tutti di passaggio.
State per accucciarvi in un angolo con un libro - messo in borsa in caso di prolungata attesa di lezioni: scelta lungimirante -. Mentre cercate il vostro ultimo angolo, guardate in fondo al corridoio per vedere l'ultimo raggio di sole (da una botola sul tetto). Proprio lì in fondo spunta un ragazzo. Correte verso di lui cercando di darvi un contegno.
"Scusa dov'è l'aula grande?" "Esci dal dipartimento, fai venti metri a sinistra, dopo l'arco è la seconda porta".
Grazie, che figata.
State per uscire.
Rammentate di non sapere come farlo.
"Scusa, sai mica come si esce da qui?"
"La porta dopo la fotocopiatrice"
Andate verso la fotocopiatrice: niente.
Lui è sparito.
No, non di nuovo.
Voltatevi e ripassate davanti alla fotocopiatrice.
Eccola.
Camuffata da entrata murata o chiusa o inutilizzata da quando è morto l'ultimo teschio di quelli appesi al muro. Ecco perché scricchiolava.
Uscite e correte verso il sole, che non è mai stato così accecante.
Siete arrivati con largo anticipo nella città giusta. Bravi. Ora utilizzate la mezzora che serve ad accompagnare un'amica a prendere un gelato e già che siete a passeggio cercate l'aula per domani. La trovate dopo un paio di giri a vuoto, ora siete felici e potete andare a letto. Andate a letto.
Dormite.
Buongiorno, è mattina e il sole splende su Pisa. Sono anche le 9 e mezza e avete lezione alle 10. Lavatevi, vestitevi, fate colazione e sentitevi idioti, tutto insieme. Correte al luogo precedentemente individuato. Entrate e vi trovate in un dipartimento chiamato "Scienze della terra". Essendo tale nome troppo scientifico per essere corretto, chiedete. Vi mandano in cima all'edificio.
Porticina.
Spingetela e sentitela scricchiolare. Siete nel dipartimento di Archeologia. Tutto intorno a voi è in penombra, il silenzio regna incontrastato e le ossa, le punte di lancia, i pezzi di vaso occhieggiano sospettosi da ogni centimetro quadrato di muro.
Attenzione, questo post sta per trasformarsi in un piccolo racconto dell'orrore: abbiate paura.
Cercate l'aula, ma vi accorgete che il luogo non corrisponde alla descrizione che vi avevano fatto. Prima fate un giro generale, poi cominciate a controllare ogni porta. Un cartello attira la vostra attenzione: "Chi non ha niente da fare è pregato di andarlo a fare da qualche altra parte". Quella porta lì decidete di non aprirla. Continuate a camminare voltandovi a ogni teschio o pezzo di teschio che vedete incorniciato alla parete.
Ogni tanto aprite porte che danno su studi di persone tutti pieni di carte e libri ma senza persone. Percorrete il corridoio diverse volte.
Rendetevi ora conto del fatto che non vi ricordate più da dove siete entrati.
Il nuovo obiettivo è cercare l'uscita.
Subito.
Cominciate a ripassare tutte le porte che trovate. Nessuna dà sulle scale da dove siete entrati.
Fate quattro giri.
L'uscita è sparita.
Pensate al percorso compiuto finora e vi rendete conto che non avete idea di quante svolte e turnicazioni avete fatto, di quante porte avete aperto e chiuso e attraverso quante di esse siete effettivamente passati.
Vedete una signora spuntare da uno studio. Il tempo di decidere di seguirla per chiedere informazioni, e sparisce dietro uno scaffale.
Cominciate a sentirvi inquieti: questo è il momento di pensare a tutti i film e libri che coinvolgono persone intrappolate in posti che sembravano innocui. Sentitevi soffocare e sentitevi in ritardo per una lezione che sempre più chiaramente non può essere qui.
State per gettarvi da una finestra nell'estremo tentativo di fuggire da tutti quei maledetti reperti che prima vi guardavano, ma adesso vi prendono palesemente per il culo. Cercate una finestra e non ne trovate. E' un maledetto corridoio interno.
Ora rendete voi stessi consapevoli che morirete lì.
Non prendetela male, siamo tutti di passaggio.
State per accucciarvi in un angolo con un libro - messo in borsa in caso di prolungata attesa di lezioni: scelta lungimirante -. Mentre cercate il vostro ultimo angolo, guardate in fondo al corridoio per vedere l'ultimo raggio di sole (da una botola sul tetto). Proprio lì in fondo spunta un ragazzo. Correte verso di lui cercando di darvi un contegno.
"Scusa dov'è l'aula grande?" "Esci dal dipartimento, fai venti metri a sinistra, dopo l'arco è la seconda porta".
Grazie, che figata.
State per uscire.
Rammentate di non sapere come farlo.
"Scusa, sai mica come si esce da qui?"
"La porta dopo la fotocopiatrice"
Andate verso la fotocopiatrice: niente.
Lui è sparito.
No, non di nuovo.
Voltatevi e ripassate davanti alla fotocopiatrice.
Eccola.
Camuffata da entrata murata o chiusa o inutilizzata da quando è morto l'ultimo teschio di quelli appesi al muro. Ecco perché scricchiolava.
Uscite e correte verso il sole, che non è mai stato così accecante.
cilidif | 14:40 | commenti (5)
primi passi, scoperte, a sorpresa, verismo, ad ventura, acta scholastica
mercoledì, 10 settembre 2008
10 settembre 2008, IINo, non è il post-opposto del mondo di scorta (quello dall'altra parte del Buco).
E' che nell'eccitazione per una giornata veramente storica, di cui intuisco la portata benché le mie conoscenze di Fisica stiano tutte in un'agendina del telefono, ecco, presa da tale fuoco di scoperta, ho dimenticato di annunciare al mondo che oggi Chicco e Fratellino Buono hanno un nuovo incontro per il loro Razzo. Non stupisce la giornata che hanno scelto per dare un importante tocco al loro Progetto.
Buona fortuna a tutti gli Scienziati del Mondo (dell'Universo?).
E' che nell'eccitazione per una giornata veramente storica, di cui intuisco la portata benché le mie conoscenze di Fisica stiano tutte in un'agendina del telefono, ecco, presa da tale fuoco di scoperta, ho dimenticato di annunciare al mondo che oggi Chicco e Fratellino Buono hanno un nuovo incontro per il loro Razzo. Non stupisce la giornata che hanno scelto per dare un importante tocco al loro Progetto.
Buona fortuna a tutti gli Scienziati del Mondo (dell'Universo?).
cilidif | 11:52 | commenti (1)
amici, scoperte, verismo, brevia
