Diari pisani
giovedì, 18 dicembre 2008
Zenone di Elea"Achille, simbolo di rapidità , deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille percorre quel millimetro, la tartaruga percorre un decimo di millimetro, e così via all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla".
Un momento di luce intellettuale nel buio che mi si prospetta lunedì, esame di Letteratura Greca Uno.
Un momento di luce intellettuale nel buio che mi si prospetta lunedì, esame di Letteratura Greca Uno.
cilidif | 18:55 | commenti (1)
esami, scoperte, a sorpresa, acta scholastica
venerdì, 21 novembre 2008
I limoniQuando trovate un malchiuso portone, guardate attraverso la fessura.
I limoni, E. Montale
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità .
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità .
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità .
I limoni, E. Montale
Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s'abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità .
Lo sguardo fruga d'intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità .
Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
il tedio dell'inverno sulle case,
la luce si fa avara - amara l'anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d'oro della solarità .
cilidif | 21:22 | commenti (4)
scoperte
lunedì, 03 novembre 2008
CAEOk, che mi iscriverò alla Specialistica in Linguistica è quasi una realtà . Non che tutto ciò sia particolarmente vicino, ma stavo dando un'occhiata a quello che mi attende, e così ho scoperto che devo sostenere il Cerificate in Advanced English per poter sostenere gli esami di lingua inglese 1 e 2. Ma che bello.
Ma so che con lo slang americano di cui mi sto sempre più appropriando, dato che ogni sera vedo almeno una puntata di House in inglese, andrò ovunque. E saprò parlare di sesso e insultare tutti in modi anche parecchio raffinati, oltre a conoscere il nome di un monte di malattie.
Ma so che con lo slang americano di cui mi sto sempre più appropriando, dato che ogni sera vedo almeno una puntata di House in inglese, andrò ovunque. E saprò parlare di sesso e insultare tutti in modi anche parecchio raffinati, oltre a conoscere il nome di un monte di malattie.
cilidif | 18:15 | commenti (7)
cogito, scoperte, brevia, ad ventura, acta scholastica, glottologia e linguistica
domenica, 02 novembre 2008
San MiniatoSe hai appena passato due giorni in Valdarno.
Se una famiglia toscana ti ha praticamente adottata.
Se hai avuto una sorella per un weekend.
Se detta sorella vive comunque a una parete di distanza da te, per il resto del tempo.
Se hai bevuto Chianti.
Se hai guardato le colline del Chianti dalla finestra di un salotto, pranzando.
Se hai bevuto vinsanto.
Se hai annaffiato la macedonia col vinsanto.
Se hai visto tremila chiese.
Se sei salita in cima a una torre e hai guardato la campagna toscana dal cielo.
Se hai calpestato lo stesso prato dove Pier delle Vigne -pare- si è suicidato.
Se hai dovuto specificare a qualcuno chi era Pier delle Vigne.
Se hai scattato foto che sembrano cartoline.
Se hai visto luoghi che sono cartoline.
Se hai imparato cose nuove.
Ecco, val proprio la pena di segnarsi tutto questo da qualche parte per non dimenticarselo più.
Se una famiglia toscana ti ha praticamente adottata.
Se hai avuto una sorella per un weekend.
Se detta sorella vive comunque a una parete di distanza da te, per il resto del tempo.
Se hai bevuto Chianti.
Se hai guardato le colline del Chianti dalla finestra di un salotto, pranzando.
Se hai bevuto vinsanto.
Se hai annaffiato la macedonia col vinsanto.
Se hai visto tremila chiese.
Se sei salita in cima a una torre e hai guardato la campagna toscana dal cielo.
Se hai calpestato lo stesso prato dove Pier delle Vigne -pare- si è suicidato.
Se hai dovuto specificare a qualcuno chi era Pier delle Vigne.
Se hai scattato foto che sembrano cartoline.
Se hai visto luoghi che sono cartoline.
Se hai imparato cose nuove.
Ecco, val proprio la pena di segnarsi tutto questo da qualche parte per non dimenticarselo più.
cilidif | 17:39 | commenti (4)
amici, cogito, scoperte, a sorpresa
mercoledì, 01 ottobre 2008
Cassonetti della Storia: l'Heroon di LevkandìC'era una volta un signore cieco che si chiamava Omero.
Omero sapeva un sacco di storie dei tempi andati ed era bravissimo a cucirle insieme per farne venire fuori dei lunghissimi racconti di guerra e di amore e di déi che sembravano le trapunte fatte di tanti quadrettoni di stoffa che le nonne regalano ai nipoti. Omero inoltre cantava benissimo e tutti i re più famosi dei suoi tempi lo chiamavano nelle loro corti per intrattenere gli ospiti mentre banchettavano.
Tutti quelli che sentivano Omero cantare le sue storie rimanevano talmente a bocca aperta che non appena tornavano a casa correvano subito a raccontarle ai loro bambini e ai loro amici. Fu così che Omero diventò famosissimo e anche quando morì le sue storie continuarono a essere raccontate in giro per le corti e i palazzi e le piazze, fino a che un ricco ateniese che si chiamava Pisistrato le fece mettere per iscritto una volta per tutte.
Una di queste storie raccontava di due ragazzi di nome Achille e Patroclo che erano amici, amici molto molto affezionati, e che un bel giorno furono chiamati a partire per una guerra insieme. Achille e Patroclo combatterono per dieci anni sempre uno a fianco dell'altro fino a che a Patroclo capitò di essere colpito a morte durante una battaglia con un guerriero molto forte di nome Ettore, che l'aveva scambiato per il suo amico Achille. Così Patroclo morì da giovane su quel campo di battaglia pieno di gente e cavalli e sangue dappertutto e scudi abbandonati ed elmi vuoti.
Achille era talmente distrutto per quello che era capitato (e si sentiva anche un po' in colpa), che decise di ripagare il suo amico del sacrificio organizzandogli il funerale più ricco e fastoso che si fosse mai visto. Invitò alla cerimonia tutti i guerrieri greci più forti e famosi, con le loro armature di bronzo tutte lavorate, i soldati valorosi e sconosciuti che avevano costituito il battaglione dell'amico e i capi della spedizione (che erano fratelli). Siccome ai tempi fare una festa per un funerale non era una cosa irrispettosa, Achille organizzò anche un sacco di gare sportive a cui potevano partecipare tutti i guerrieri e un banchetto lunghissimo dove si mangiò e si bevve per giorni. Alla fine venne il momento di seppellire Patroclo, che intanto era stato lavato, unto e vestito con i suoi panni migliori per essere esposto e ammirato da tutti come l'eroe che aveva dato la sua vita per i greci. Achille prese il corpo e lo mise su una pira, una grossa montagna di legna, che fu accesa. Siccome le pire che si facevano una volta non riuscivano a bruciare proprio tutto il corpo, di Patroclo amico di Achille restarono le ceneri, le ossa più lunghe e il teschio. Achille prese i resti del suo compagno e li avvolse in un panno di lino, che era una fibra talmente resistente da avere la fama di essere eterna. E visto che era eterna, la gente la usava per avvolgerci i morti. L'involto di lino fu poi messo in un vaso preziosissimo di metallo decorato e dopo altre preghiere e sacrifici Achille lo seppellì nella terra, insieme ai suoi cavalli e a dieci prigionieri avversari, che gli sembrava giusto sacrificare per l'onore dell'amico ucciso.
Così Patroclo e il suo funerale diventarono da storia leggenda e da leggenda classico e anche mia nonna sa che Achille si vendicò del suo migliore amico uccidendo Ettore.
Ma quello che mia nonna non sa è che circa vent'anni fa su un'isola dell'Egeo, in un luogo che si chiama oggi Levkandì, ma allora si chiamava Xeropolis e poi Eretria, certi archeologi trovarono una casa molto grande e rettangolare. C'era un portico, una stanza principale e uno stanzino sul retro. Al centro della stanza principale c'era un monticello di terra. E dentro al monticello di terra gli archeologi scoprirono un bel po' di cosine, tra cui quattro cavalli, un piccolo tesoro costituito da oggetti ornamentali di fattura orientale, una lancia, un coltello, suppellettili femminili e lo scheletro seppellito di una donna. Vicino alla donna gli archeologi trovarono un vaso di metallo decorato. E dentro il vaso c'era un involto di lino. Il lino conteneva un mucchietto di ceneri, un teschio e un po' di ossa abbastanza lunghe. Di un uomo. Seppellito lì con tutti gli onori di un eroe, con tutte le sue cose più preziose e con quattro cavalli, che servivano al trasporto e alla guerra e di certo sacrificarne quattro in un colpo faceva il suo effetto.
Quel posto lo chiamarono Heroon, che significa "luogo di culto dell'eroe", e ancora ci si chiede se la costruzione venne dopo la sepoltura o se quell'uomo fu seppellito in casa sua, un edificio di 14x50 metri che non doveva più essere usato se non come dimora finale del suo padrone. Certo è che quasi tutti conoscono la triste storia di Achille che seppellì Patroclo con tutti gli onori dell'eroe e del signore di genti che era, ma quasi nessuno sa che a Levkandì c'è un quadrato di terra con dentro un Patroclo dimenticato per duemila e novecento anni sotto il sole e la pioggia e la neve.
Omero sapeva un sacco di storie dei tempi andati ed era bravissimo a cucirle insieme per farne venire fuori dei lunghissimi racconti di guerra e di amore e di déi che sembravano le trapunte fatte di tanti quadrettoni di stoffa che le nonne regalano ai nipoti. Omero inoltre cantava benissimo e tutti i re più famosi dei suoi tempi lo chiamavano nelle loro corti per intrattenere gli ospiti mentre banchettavano.
Tutti quelli che sentivano Omero cantare le sue storie rimanevano talmente a bocca aperta che non appena tornavano a casa correvano subito a raccontarle ai loro bambini e ai loro amici. Fu così che Omero diventò famosissimo e anche quando morì le sue storie continuarono a essere raccontate in giro per le corti e i palazzi e le piazze, fino a che un ricco ateniese che si chiamava Pisistrato le fece mettere per iscritto una volta per tutte.
Una di queste storie raccontava di due ragazzi di nome Achille e Patroclo che erano amici, amici molto molto affezionati, e che un bel giorno furono chiamati a partire per una guerra insieme. Achille e Patroclo combatterono per dieci anni sempre uno a fianco dell'altro fino a che a Patroclo capitò di essere colpito a morte durante una battaglia con un guerriero molto forte di nome Ettore, che l'aveva scambiato per il suo amico Achille. Così Patroclo morì da giovane su quel campo di battaglia pieno di gente e cavalli e sangue dappertutto e scudi abbandonati ed elmi vuoti.
Achille era talmente distrutto per quello che era capitato (e si sentiva anche un po' in colpa), che decise di ripagare il suo amico del sacrificio organizzandogli il funerale più ricco e fastoso che si fosse mai visto. Invitò alla cerimonia tutti i guerrieri greci più forti e famosi, con le loro armature di bronzo tutte lavorate, i soldati valorosi e sconosciuti che avevano costituito il battaglione dell'amico e i capi della spedizione (che erano fratelli). Siccome ai tempi fare una festa per un funerale non era una cosa irrispettosa, Achille organizzò anche un sacco di gare sportive a cui potevano partecipare tutti i guerrieri e un banchetto lunghissimo dove si mangiò e si bevve per giorni. Alla fine venne il momento di seppellire Patroclo, che intanto era stato lavato, unto e vestito con i suoi panni migliori per essere esposto e ammirato da tutti come l'eroe che aveva dato la sua vita per i greci. Achille prese il corpo e lo mise su una pira, una grossa montagna di legna, che fu accesa. Siccome le pire che si facevano una volta non riuscivano a bruciare proprio tutto il corpo, di Patroclo amico di Achille restarono le ceneri, le ossa più lunghe e il teschio. Achille prese i resti del suo compagno e li avvolse in un panno di lino, che era una fibra talmente resistente da avere la fama di essere eterna. E visto che era eterna, la gente la usava per avvolgerci i morti. L'involto di lino fu poi messo in un vaso preziosissimo di metallo decorato e dopo altre preghiere e sacrifici Achille lo seppellì nella terra, insieme ai suoi cavalli e a dieci prigionieri avversari, che gli sembrava giusto sacrificare per l'onore dell'amico ucciso.
Così Patroclo e il suo funerale diventarono da storia leggenda e da leggenda classico e anche mia nonna sa che Achille si vendicò del suo migliore amico uccidendo Ettore.
Ma quello che mia nonna non sa è che circa vent'anni fa su un'isola dell'Egeo, in un luogo che si chiama oggi Levkandì, ma allora si chiamava Xeropolis e poi Eretria, certi archeologi trovarono una casa molto grande e rettangolare. C'era un portico, una stanza principale e uno stanzino sul retro. Al centro della stanza principale c'era un monticello di terra. E dentro al monticello di terra gli archeologi scoprirono un bel po' di cosine, tra cui quattro cavalli, un piccolo tesoro costituito da oggetti ornamentali di fattura orientale, una lancia, un coltello, suppellettili femminili e lo scheletro seppellito di una donna. Vicino alla donna gli archeologi trovarono un vaso di metallo decorato. E dentro il vaso c'era un involto di lino. Il lino conteneva un mucchietto di ceneri, un teschio e un po' di ossa abbastanza lunghe. Di un uomo. Seppellito lì con tutti gli onori di un eroe, con tutte le sue cose più preziose e con quattro cavalli, che servivano al trasporto e alla guerra e di certo sacrificarne quattro in un colpo faceva il suo effetto.
Quel posto lo chiamarono Heroon, che significa "luogo di culto dell'eroe", e ancora ci si chiede se la costruzione venne dopo la sepoltura o se quell'uomo fu seppellito in casa sua, un edificio di 14x50 metri che non doveva più essere usato se non come dimora finale del suo padrone. Certo è che quasi tutti conoscono la triste storia di Achille che seppellì Patroclo con tutti gli onori dell'eroe e del signore di genti che era, ma quasi nessuno sa che a Levkandì c'è un quadrato di terra con dentro un Patroclo dimenticato per duemila e novecento anni sotto il sole e la pioggia e la neve.
cilidif | 12:58 | commenti
scoperte, acta scholastica, cassonetti della storia
lunedì, 29 settembre 2008
IstruzioniCome trovare l'aula di Archeologia greca.
Siete arrivati con largo anticipo nella città giusta. Bravi. Ora utilizzate la mezzora che serve ad accompagnare un'amica a prendere un gelato e già che siete a passeggio cercate l'aula per domani. La trovate dopo un paio di giri a vuoto, ora siete felici e potete andare a letto. Andate a letto.
Dormite.
Buongiorno, è mattina e il sole splende su Pisa. Sono anche le 9 e mezza e avete lezione alle 10. Lavatevi, vestitevi, fate colazione e sentitevi idioti, tutto insieme. Correte al luogo precedentemente individuato. Entrate e vi trovate in un dipartimento chiamato "Scienze della terra". Essendo tale nome troppo scientifico per essere corretto, chiedete. Vi mandano in cima all'edificio.
Porticina.
Spingetela e sentitela scricchiolare. Siete nel dipartimento di Archeologia. Tutto intorno a voi è in penombra, il silenzio regna incontrastato e le ossa, le punte di lancia, i pezzi di vaso occhieggiano sospettosi da ogni centimetro quadrato di muro.
Attenzione, questo post sta per trasformarsi in un piccolo racconto dell'orrore: abbiate paura.
Cercate l'aula, ma vi accorgete che il luogo non corrisponde alla descrizione che vi avevano fatto. Prima fate un giro generale, poi cominciate a controllare ogni porta. Un cartello attira la vostra attenzione: "Chi non ha niente da fare è pregato di andarlo a fare da qualche altra parte". Quella porta lì decidete di non aprirla. Continuate a camminare voltandovi a ogni teschio o pezzo di teschio che vedete incorniciato alla parete.
Ogni tanto aprite porte che danno su studi di persone tutti pieni di carte e libri ma senza persone. Percorrete il corridoio diverse volte.
Rendetevi ora conto del fatto che non vi ricordate più da dove siete entrati.
Il nuovo obiettivo è cercare l'uscita.
Subito.
Cominciate a ripassare tutte le porte che trovate. Nessuna dà sulle scale da dove siete entrati.
Fate quattro giri.
L'uscita è sparita.
Pensate al percorso compiuto finora e vi rendete conto che non avete idea di quante svolte e turnicazioni avete fatto, di quante porte avete aperto e chiuso e attraverso quante di esse siete effettivamente passati.
Vedete una signora spuntare da uno studio. Il tempo di decidere di seguirla per chiedere informazioni, e sparisce dietro uno scaffale.
Cominciate a sentirvi inquieti: questo è il momento di pensare a tutti i film e libri che coinvolgono persone intrappolate in posti che sembravano innocui. Sentitevi soffocare e sentitevi in ritardo per una lezione che sempre più chiaramente non può essere qui.
State per gettarvi da una finestra nell'estremo tentativo di fuggire da tutti quei maledetti reperti che prima vi guardavano, ma adesso vi prendono palesemente per il culo. Cercate una finestra e non ne trovate. E' un maledetto corridoio interno.
Ora rendete voi stessi consapevoli che morirete lì.
Non prendetela male, siamo tutti di passaggio.
State per accucciarvi in un angolo con un libro - messo in borsa in caso di prolungata attesa di lezioni: scelta lungimirante -. Mentre cercate il vostro ultimo angolo, guardate in fondo al corridoio per vedere l'ultimo raggio di sole (da una botola sul tetto). Proprio lì in fondo spunta un ragazzo. Correte verso di lui cercando di darvi un contegno.
"Scusa dov'è l'aula grande?" "Esci dal dipartimento, fai venti metri a sinistra, dopo l'arco è la seconda porta".
Grazie, che figata.
State per uscire.
Rammentate di non sapere come farlo.
"Scusa, sai mica come si esce da qui?"
"La porta dopo la fotocopiatrice"
Andate verso la fotocopiatrice: niente.
Lui è sparito.
No, non di nuovo.
Voltatevi e ripassate davanti alla fotocopiatrice.
Eccola.
Camuffata da entrata murata o chiusa o inutilizzata da quando è morto l'ultimo teschio di quelli appesi al muro. Ecco perché scricchiolava.
Uscite e correte verso il sole, che non è mai stato così accecante.
Siete arrivati con largo anticipo nella città giusta. Bravi. Ora utilizzate la mezzora che serve ad accompagnare un'amica a prendere un gelato e già che siete a passeggio cercate l'aula per domani. La trovate dopo un paio di giri a vuoto, ora siete felici e potete andare a letto. Andate a letto.
Dormite.
Buongiorno, è mattina e il sole splende su Pisa. Sono anche le 9 e mezza e avete lezione alle 10. Lavatevi, vestitevi, fate colazione e sentitevi idioti, tutto insieme. Correte al luogo precedentemente individuato. Entrate e vi trovate in un dipartimento chiamato "Scienze della terra". Essendo tale nome troppo scientifico per essere corretto, chiedete. Vi mandano in cima all'edificio.
Porticina.
Spingetela e sentitela scricchiolare. Siete nel dipartimento di Archeologia. Tutto intorno a voi è in penombra, il silenzio regna incontrastato e le ossa, le punte di lancia, i pezzi di vaso occhieggiano sospettosi da ogni centimetro quadrato di muro.
Attenzione, questo post sta per trasformarsi in un piccolo racconto dell'orrore: abbiate paura.
Cercate l'aula, ma vi accorgete che il luogo non corrisponde alla descrizione che vi avevano fatto. Prima fate un giro generale, poi cominciate a controllare ogni porta. Un cartello attira la vostra attenzione: "Chi non ha niente da fare è pregato di andarlo a fare da qualche altra parte". Quella porta lì decidete di non aprirla. Continuate a camminare voltandovi a ogni teschio o pezzo di teschio che vedete incorniciato alla parete.
Ogni tanto aprite porte che danno su studi di persone tutti pieni di carte e libri ma senza persone. Percorrete il corridoio diverse volte.
Rendetevi ora conto del fatto che non vi ricordate più da dove siete entrati.
Il nuovo obiettivo è cercare l'uscita.
Subito.
Cominciate a ripassare tutte le porte che trovate. Nessuna dà sulle scale da dove siete entrati.
Fate quattro giri.
L'uscita è sparita.
Pensate al percorso compiuto finora e vi rendete conto che non avete idea di quante svolte e turnicazioni avete fatto, di quante porte avete aperto e chiuso e attraverso quante di esse siete effettivamente passati.
Vedete una signora spuntare da uno studio. Il tempo di decidere di seguirla per chiedere informazioni, e sparisce dietro uno scaffale.
Cominciate a sentirvi inquieti: questo è il momento di pensare a tutti i film e libri che coinvolgono persone intrappolate in posti che sembravano innocui. Sentitevi soffocare e sentitevi in ritardo per una lezione che sempre più chiaramente non può essere qui.
State per gettarvi da una finestra nell'estremo tentativo di fuggire da tutti quei maledetti reperti che prima vi guardavano, ma adesso vi prendono palesemente per il culo. Cercate una finestra e non ne trovate. E' un maledetto corridoio interno.
Ora rendete voi stessi consapevoli che morirete lì.
Non prendetela male, siamo tutti di passaggio.
State per accucciarvi in un angolo con un libro - messo in borsa in caso di prolungata attesa di lezioni: scelta lungimirante -. Mentre cercate il vostro ultimo angolo, guardate in fondo al corridoio per vedere l'ultimo raggio di sole (da una botola sul tetto). Proprio lì in fondo spunta un ragazzo. Correte verso di lui cercando di darvi un contegno.
"Scusa dov'è l'aula grande?" "Esci dal dipartimento, fai venti metri a sinistra, dopo l'arco è la seconda porta".
Grazie, che figata.
State per uscire.
Rammentate di non sapere come farlo.
"Scusa, sai mica come si esce da qui?"
"La porta dopo la fotocopiatrice"
Andate verso la fotocopiatrice: niente.
Lui è sparito.
No, non di nuovo.
Voltatevi e ripassate davanti alla fotocopiatrice.
Eccola.
Camuffata da entrata murata o chiusa o inutilizzata da quando è morto l'ultimo teschio di quelli appesi al muro. Ecco perché scricchiolava.
Uscite e correte verso il sole, che non è mai stato così accecante.
cilidif | 14:40 | commenti (5)
primi passi, scoperte, a sorpresa, verismo, ad ventura, acta scholastica
giovedì, 25 settembre 2008
Spezziamo una lanciaPerché mi piace la Linguistica:
- Perché il dipartimento a Pisa è un luogo affascinante
- Perché Psycho mi puntò sin dall'inizio
- Per le illuminazioni improvvise e accecanti che dÃ
- Perché è una scienza vera
- Perché, essendo tale, cerca ogni giorno di perfezionarsi
- Perché cerca di dare una sistemazione a una cosa spontanea come il linguaggio
- Perché usa simboli, sempre gli stessi in tutto il Mondo
- Perché è fatta di leggi che si possono verificare
- Perché a volte le leggi hanno eccezioni
- Perché le eccezioni ti aprono un mondo di altre leggi
- Perché in una parola spesso si nasconde la bellezza del cervello
- Perché parlare è proprio degli umani
- Ma comunicare è proprio di tutti gli esseri viventi
- Perché "fratello" in sanscrito, latino, greco, inglese è la prima comparazione che ti spiegano
- Perché dietro alle parole ci sono i processi mentali
- Perché qualcuno ha pensato che possiamo insegnare a usare questi processi anche ai computer
- Perché qualcun altro ha pensato che per i computer il sanscrito è perfetto
- E questo perché le regole del sanscrito sono così perfette da essere definite matematiche
- Perché da piccola volevo fare la scienziata
- Perché la maggior parte delle persone la cui opinione conta per me pensa che tali cose siano inutile ozio intellettuale
- Perché mi piacerebbe che non fosse così
- Perché al liceo leggevo dizionari per passatempo
- Perché esiste l'area di Broca
- Perché le parole composte sono un piccolo mondo di significati
- Perché le parole inventate brillano di una luce sfavillante, quella della mente
- Perché le parole antiche mostrano che gli uomini sono sempre gli stessi e si fanno le stesse domande
- Perché le parole gergali ti fanno entrare in altre dimensioni
- Perché non penso che le lingue che nessuno parla più meritino di essere sepolte nella dimenticanza
- Perché non sai dove vai se non sai da dove vieni
- Perché la frase sopra è banale ma funziona a più livelli
- Perché tali livelli sono: fonologico, morfologico, sintattico
- Perché voglio andare alla NYU a fare le risonanze magnetiche alla gente mentre parla
- O al MIT a parlare con i computer (in Sanscrito ;) )
- Perché chiedi a un linguista quante lingue sa, e sarà come chiedere a un medico quante malattie ha
- Perché è l'unica cosa che ho studiato dimenticandomi dello scorrere del tempo
- Perché puoi fare il critico letterario e vendere fumo, ma non puoi venderne facendo linguistica
- Perché non mi piace il fumo
- Perché me ne hanno venduto tanto, e caro
- Perché se penso alla linguistica, è la prima volta nella mia vita che mi vedo realmente nei panni giusti.
- O in un qualsiasi insieme di panni
- Perché ci sono ancora milioni di motivi che devo scoprire.
- Perché il dipartimento a Pisa è un luogo affascinante
- Perché Psycho mi puntò sin dall'inizio
- Per le illuminazioni improvvise e accecanti che dÃ
- Perché è una scienza vera
- Perché, essendo tale, cerca ogni giorno di perfezionarsi
- Perché cerca di dare una sistemazione a una cosa spontanea come il linguaggio
- Perché usa simboli, sempre gli stessi in tutto il Mondo
- Perché è fatta di leggi che si possono verificare
- Perché a volte le leggi hanno eccezioni
- Perché le eccezioni ti aprono un mondo di altre leggi
- Perché in una parola spesso si nasconde la bellezza del cervello
- Perché parlare è proprio degli umani
- Ma comunicare è proprio di tutti gli esseri viventi
- Perché "fratello" in sanscrito, latino, greco, inglese è la prima comparazione che ti spiegano
- Perché dietro alle parole ci sono i processi mentali
- Perché qualcuno ha pensato che possiamo insegnare a usare questi processi anche ai computer
- Perché qualcun altro ha pensato che per i computer il sanscrito è perfetto
- E questo perché le regole del sanscrito sono così perfette da essere definite matematiche
- Perché da piccola volevo fare la scienziata
- Perché la maggior parte delle persone la cui opinione conta per me pensa che tali cose siano inutile ozio intellettuale
- Perché mi piacerebbe che non fosse così
- Perché al liceo leggevo dizionari per passatempo
- Perché esiste l'area di Broca
- Perché le parole composte sono un piccolo mondo di significati
- Perché le parole inventate brillano di una luce sfavillante, quella della mente
- Perché le parole antiche mostrano che gli uomini sono sempre gli stessi e si fanno le stesse domande
- Perché le parole gergali ti fanno entrare in altre dimensioni
- Perché non penso che le lingue che nessuno parla più meritino di essere sepolte nella dimenticanza
- Perché non sai dove vai se non sai da dove vieni
- Perché la frase sopra è banale ma funziona a più livelli
- Perché tali livelli sono: fonologico, morfologico, sintattico
- Perché voglio andare alla NYU a fare le risonanze magnetiche alla gente mentre parla
- O al MIT a parlare con i computer (in Sanscrito ;) )
- Perché chiedi a un linguista quante lingue sa, e sarà come chiedere a un medico quante malattie ha
- Perché è l'unica cosa che ho studiato dimenticandomi dello scorrere del tempo
- Perché puoi fare il critico letterario e vendere fumo, ma non puoi venderne facendo linguistica
- Perché non mi piace il fumo
- Perché me ne hanno venduto tanto, e caro
- Perché se penso alla linguistica, è la prima volta nella mia vita che mi vedo realmente nei panni giusti.
- O in un qualsiasi insieme di panni
- Perché ci sono ancora milioni di motivi che devo scoprire.
cilidif | 02:04 | commenti (8)
scoperte, acta scholastica, glottologia e linguistica
mercoledì, 10 settembre 2008
10 settembre 2008, IINo, non è il post-opposto del mondo di scorta (quello dall'altra parte del Buco).
E' che nell'eccitazione per una giornata veramente storica, di cui intuisco la portata benché le mie conoscenze di Fisica stiano tutte in un'agendina del telefono, ecco, presa da tale fuoco di scoperta, ho dimenticato di annunciare al mondo che oggi Chicco e Fratellino Buono hanno un nuovo incontro per il loro Razzo. Non stupisce la giornata che hanno scelto per dare un importante tocco al loro Progetto.
Buona fortuna a tutti gli Scienziati del Mondo (dell'Universo?).
E' che nell'eccitazione per una giornata veramente storica, di cui intuisco la portata benché le mie conoscenze di Fisica stiano tutte in un'agendina del telefono, ecco, presa da tale fuoco di scoperta, ho dimenticato di annunciare al mondo che oggi Chicco e Fratellino Buono hanno un nuovo incontro per il loro Razzo. Non stupisce la giornata che hanno scelto per dare un importante tocco al loro Progetto.
Buona fortuna a tutti gli Scienziati del Mondo (dell'Universo?).
cilidif | 11:52 | commenti (1)
amici, scoperte, verismo, brevia
Cavoli.
Allora, praticamente oggi vicino a casa mia c'è un gruppo di gente che manda protoni su e giù per un tubone a forma di anello. Sono settimane che qualcun altro, tra cui un orticultore tedesco, cerca di fermare questa banda di anticristi venduti alla causa della scienza. Ma io sinceramente penso che i casi sono due, come sempre. Uno è che sbattendo particelle le une contro le altre prima o poi finisce che troviamo la Risposta sulla Vita, l'Universo e Tutto quanto. Meglio di Pensiero Profondo (citazione colta, N.d.A.). L'altro caso è che sbatti e sbatti le particelle si incazzano e decidono di vendicarsi, creando quello che si chiama un buco nero. Immagino gli scenari apocalittico-spiritual-avventurosi che potrebbero verificarsi in questo secondo caso. Fisici in gita di gruppo, pullman di Fisici, caterve di Fisici con macchine fotografiche e videocamere. Coppie avventurose che fanno sesso proprio sull'orlo del buco nero per provare insieme l'ultima Sensazione. Cartoline tutte nere con scritto "Saluti dall'orizzonte degli Eventi", un business vastissimo di magliette e gadgets (portachiavi a buco nero - pensare a come rappresentarli N.d.A.-), gare di automobili che corrono lungo l'orlo e vince chi resiste al risucchio per più giri. I Giapponesi che siccome sono fan del suicidio di massa organizzano intere comitive. Cielle che organizza il meeting '09 in un hotel con vista-buco. Berlusconi che ne compra un pezzo. Il papa che manda i suoi scagnozzi a vedere se per caso non si possa chiamare vita quello che (non) resta di te dopo che sei finito Dentro (perché se poi esci dall'altra parte e intanto ti hanno dichiarato Morto?!).
Ecco, io penso che vaffanculo gli scenari millenaristici e le fini del mondo con le trombe e i cavalieri. Secondo me Dio vede e sorride e pensa che se finiamo tutti Risucchiati, almeno non sarà perché ci siamo bombardati a vicenda con bombe H.
Allora, praticamente oggi vicino a casa mia c'è un gruppo di gente che manda protoni su e giù per un tubone a forma di anello. Sono settimane che qualcun altro, tra cui un orticultore tedesco, cerca di fermare questa banda di anticristi venduti alla causa della scienza. Ma io sinceramente penso che i casi sono due, come sempre. Uno è che sbattendo particelle le une contro le altre prima o poi finisce che troviamo la Risposta sulla Vita, l'Universo e Tutto quanto. Meglio di Pensiero Profondo (citazione colta, N.d.A.). L'altro caso è che sbatti e sbatti le particelle si incazzano e decidono di vendicarsi, creando quello che si chiama un buco nero. Immagino gli scenari apocalittico-spiritual-avventurosi che potrebbero verificarsi in questo secondo caso. Fisici in gita di gruppo, pullman di Fisici, caterve di Fisici con macchine fotografiche e videocamere. Coppie avventurose che fanno sesso proprio sull'orlo del buco nero per provare insieme l'ultima Sensazione. Cartoline tutte nere con scritto "Saluti dall'orizzonte degli Eventi", un business vastissimo di magliette e gadgets (portachiavi a buco nero - pensare a come rappresentarli N.d.A.-), gare di automobili che corrono lungo l'orlo e vince chi resiste al risucchio per più giri. I Giapponesi che siccome sono fan del suicidio di massa organizzano intere comitive. Cielle che organizza il meeting '09 in un hotel con vista-buco. Berlusconi che ne compra un pezzo. Il papa che manda i suoi scagnozzi a vedere se per caso non si possa chiamare vita quello che (non) resta di te dopo che sei finito Dentro (perché se poi esci dall'altra parte e intanto ti hanno dichiarato Morto?!).
Ecco, io penso che vaffanculo gli scenari millenaristici e le fini del mondo con le trombe e i cavalieri. Secondo me Dio vede e sorride e pensa che se finiamo tutti Risucchiati, almeno non sarà perché ci siamo bombardati a vicenda con bombe H.
cilidif | 11:48 | commenti (6)
scoperte, verismo, lhc day
venerdì, 18 luglio 2008
EsteticaIeri, ore 7.40.
Mi alzo rincoglionita dal trasloco della sera prima e a passi stentati mi dirigo verso il bagno. Alle 8.03 sono fuori. Alle 8.15, dopo veloce colazione alla Casa della Panna, sono al dipartimento di Filosofia. Chiaramente faccio 5 piani a piedi perché quell'ascensore lì io non lo prendo. Non al prezzo di doverlo pregare in aramaico per portarmi su.
Arrivo al piano numero cinque che è deserto. La scritta "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA" campeggia su targa di bronzo sopra la porta. Mi trovo un tavolo ed estraggo le dimostrazioni da ripassare (quelle dell'immortalità dell'anima). Ripasso.
Perdo la cognizione del tempo.
Ore 8.57 (ora precisa perché controllata sul cellulare). Mi guardo intorno e ritrovo lo stesso vuoto che mi aveva accolto. L'appello è alle 9 e siamo iscritti in 18, qualcuno arriverà . Ma anche no.
Arriva un professore.
Lui (affabile) "Buongiorno signorina! Lei è qui per il mio esame, vero?" (qualcosa contenente la parola "Morale")
Io "No, io...la professoressa di Estetica non è qui di solito? Oggi c'era il suo esame"
Lui "Di solito sì,a meno che sull'iscrizione non fosse specificato "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA""
Io guardo la porta e ho un'aria da teatro dell'assurdo. "Questo non è il dipartimento di Filosofia?!"
Lui "Di solito per "dipartimento" si intende l'altro".
Mizzega. Quale cazzo di altro dipartimento di filosofia con lo stesso nome c'è, a Pisa?!
Io "Oddio."
Lui "Non è grave" (ride)
Io "Beh per il momento grazie." Mi scapicollo giù per le scale.
Prego.
Impreco - subito dopo -
Scelgo l'astensione del giudizio.
Corro molto.
Alla fine, arrivo a una porta su cui nutrivo dei sospetti. E chiaramente anche quella reca la scritta ambigua "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA".
Entro e trovo trecentomila individui che parlottano e ripassano. Chiedo. Hanno già fatto l'appello.
Cane boia.
Fermo una tizia che poi mi dicono essere la professoressa (non avevo frequentato) e le dico che ero in via Galvani per errore. Mi guarda, tra il pietoso e l'incredulo. Ma come ho potuto non rendermi conto che dei due "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA" quello giusto non era uno, ma l'altro?
Vengo magicamente reinserita nella lista al posto originario e sento che per essere il 17 ho anche avuto culo.
Faccio l'esame con 'sto assistente molto preciso che mi ispira fiducia e simpatia oltre che una sorta di inquietudine che riservo ai miei rapporti con i filosofi.
Mi dà Trenta.
Cazzo, che culo per essere il 17.
Mi alzo rincoglionita dal trasloco della sera prima e a passi stentati mi dirigo verso il bagno. Alle 8.03 sono fuori. Alle 8.15, dopo veloce colazione alla Casa della Panna, sono al dipartimento di Filosofia. Chiaramente faccio 5 piani a piedi perché quell'ascensore lì io non lo prendo. Non al prezzo di doverlo pregare in aramaico per portarmi su.
Arrivo al piano numero cinque che è deserto. La scritta "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA" campeggia su targa di bronzo sopra la porta. Mi trovo un tavolo ed estraggo le dimostrazioni da ripassare (quelle dell'immortalità dell'anima). Ripasso.
Perdo la cognizione del tempo.
Ore 8.57 (ora precisa perché controllata sul cellulare). Mi guardo intorno e ritrovo lo stesso vuoto che mi aveva accolto. L'appello è alle 9 e siamo iscritti in 18, qualcuno arriverà . Ma anche no.
Arriva un professore.
Lui (affabile) "Buongiorno signorina! Lei è qui per il mio esame, vero?" (qualcosa contenente la parola "Morale")
Io "No, io...la professoressa di Estetica non è qui di solito? Oggi c'era il suo esame"
Lui "Di solito sì,a meno che sull'iscrizione non fosse specificato "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA""
Io guardo la porta e ho un'aria da teatro dell'assurdo. "Questo non è il dipartimento di Filosofia?!"
Lui "Di solito per "dipartimento" si intende l'altro".
Mizzega. Quale cazzo di altro dipartimento di filosofia con lo stesso nome c'è, a Pisa?!
Io "Oddio."
Lui "Non è grave" (ride)
Io "Beh per il momento grazie." Mi scapicollo giù per le scale.
Prego.
Impreco - subito dopo -
Scelgo l'astensione del giudizio.
Corro molto.
Alla fine, arrivo a una porta su cui nutrivo dei sospetti. E chiaramente anche quella reca la scritta ambigua "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA".
Entro e trovo trecentomila individui che parlottano e ripassano. Chiedo. Hanno già fatto l'appello.
Cane boia.
Fermo una tizia che poi mi dicono essere la professoressa (non avevo frequentato) e le dico che ero in via Galvani per errore. Mi guarda, tra il pietoso e l'incredulo. Ma come ho potuto non rendermi conto che dei due "DIPARTIMENTO DI FILOSOFIA" quello giusto non era uno, ma l'altro?
Vengo magicamente reinserita nella lista al posto originario e sento che per essere il 17 ho anche avuto culo.
Faccio l'esame con 'sto assistente molto preciso che mi ispira fiducia e simpatia oltre che una sorta di inquietudine che riservo ai miei rapporti con i filosofi.
Mi dà Trenta.
Cazzo, che culo per essere il 17.
cilidif | 22:55 | commenti (2)
esami, scoperte, ad ventura, acta scholastica
