In tutte queste occasioni mi sento una persona fortunata.
Che fine hanno fatto? Potete incontrarli tutte le mattine sui vari treni della linea Varese-Milano, oppure nelle Facoltà di Giurisprudenza ed Economia del nostro ridente capoluogo. Lasciate loro un messaggio sul Guestbook: li stupirete.
Che non è per guardarsi indietro con il fare amarcord degli anniversari, ma è stato un anno molto ricco e molto bello in cui ho imparato a prendere i treni e ad affrontare i maniaci, ad annaffiare le mie amicizie e a cullare l'amore nel silenzio, a fare le trascrizioni fonetiche, a fare le 2 di notte parlando piano, a coltivare le relazioni importanti per non perdere nessuno lungo la via, a coltivare la mimosa nei bicchierini di carta.
E a dire "Pensavo ne fosse al corrente, comunque Orientalistica è un curriculum di Lettere. Sì, studiamo anche il greco" porgendo il libretto all'ignaro professore di turno.
O Signor, per cortesia,
manname la malsania.
A me la fevre quartana,
la continua e la terzana,
la doppia cotidiana
co la granne etropesia.
A me venga mal de denti,
mal de capo e mal de ventre,
a lo stomaco dolor pognenti,
e 'n canna la squinanzia.
Mal degli occhi e doglia de fianco
E l'apostema dal canto manco;
tiseco me ionga an alco
e d'onne tempo la fernosia.
Aia 'l fecato rescaldato,
milza grossa, el ventre enfiato,
lo polmone sia piagato
con gran tossa e parlasia.
A me vegna le fistelle
con migliaia de carvoncigli,
e li granchi siano quilli
che tutto repien ne sia.
A me vegna la podagra,
mal de ciglio sì m'agrava;
la disenteria sia piaga
e le morroite a me e dia.
A me vegna el mal de l'asmo,
iongasece quel del pasmo,
como al can me venga el rasmo
ed en bocca la grancia.
A me lo morbo caduco
de cadere en acqua e 'n fuoco,
e ià mai non trovi luoco
che io affritto non ce sia.
A me venga cechetate,
mutezza e sordetate,
la miseria e povertate,
e d'onne tempo en trapparia.
Tanto sia il fetor fetente,
che non sia null'om vivente
che non fugga da me dolente
posto 'n tanta enfermeria.
En terrebele fossato,
ca Riguerci è nomenato,
loco sia abandonato
da omne bona compagnia.
Gelo, granden, tempestate,
fulgur, troni, oscuritate,
e non sia nulla avversitate
che me non aia en sua bailia.
La demonia enfernali
sì me sian dati a ministrali,
che m'essercitin li mali
c'aio guadagnati a mia follia.
Enfin del mondo a la finita
sì me duri questa vita,
e poi, a la scivirita,
dura morte me se dia.
Aleggome en sepoltura
un ventre de lupo en voratura,
e l'arliquie en cacatura
en espineta e rograria.
Li miracul' po' la morte:
chi ce viene aia le scorte
e le vessazione forte
con terrebel fantasia.
Onn'om che m'ode mentovare
sì se deia stupefare
e co la croce signare,
che rio scuntro no i sia en via.
Signor mio, non è vendetta
Tutta la pena c'ho ditta:
chè me creasti en tua diletta
e io t'ho morto villania.
Un lungo autunno freddo e nebbioso ci stava lentamente abbandonando a un inverno padano di quelli freddi e sereni che quando non piove si va a targhe alterne per le polveri sottili.
Insomma, eravamo a Kant e una mattina la Patty, la nostra prof di filosofia, sparì dalla circolazione per una misteriosa operazione di cui nessuno ci voleva parlare.
Fu allora che nei corridoi del Gymnasium si iniziò a notare l'elusiva sagoma di un tizio spaesato in jeans e camicia, che parlava di cose alte e difficili, tanto difficili che a noi non era mai capitato di capirle per davvero. Fu così che A capitò fra noi e ci restò da Kant a Hegel, giusto il tempo per prestarci libri che sapeva non avrebbe più recuperato e farci entrare nel misterioso mondo delle Idee.
E in quell'inverno cristallino scoprimmo di lui un sacco di cose interessanti, come il fatto che A suonava la chitarra in una band che si nutre di Pink Floyd e strani libri con protagoniste delle macchine da scrivere. E che A si era dato alla filosofia dopo l'istituto tecnico e un po' di anni di lavoro. E che A era sostanzialmente un tipo in gamba, tanto da aiutarci con l'assemblea di istituto sul '68, che quel giorno fu arricchita da una bellissima "conferenza" sulla rivoluzione rock. Fu una di quelle mattine invernali che incontrai al liceo una mia ex compagna di scuola, che era lì per ritirare il suo diploma.
Che poi era fidanzata con A.
Cosa che io scoprii dopo averle detto "Sai, abbiamo un nuovo professore di filosofia, è un genio...e poi è veramente un grandissimo figo".
Seguirono diverse serate di supporting ai concerti, il triste giorno dei saluti (seguito dal sollievo per la buona salute di Patty), la grigliata di fine anno, il super ripasso collettivo prima degli esami e la mega bevuta dopo.
E l'aperitivo a novembre con i racconti dei neo universitari.
E la cenetta nella casa nuova con tutti quei libri.
Sabato A si sposa con quella ragazza con le trecce venuta a ritirare il diploma tanto tempo fa, mentre io ero ancora liceale.
E siamo tutti invitati a festeggiare con loro.
Highlights:
- la faccia di Prodi
- le espressioni dei componenti l'assemblea, divise tra il compatimento e la derisione;
- la musichina di mandolino in sottofondo;
- il generale senso di ridicolo;
- il preoccupante contrasto tra il discorso di Schultz e quello di Ilvio.
Non so chi di voi abbia notato la sfilza di commenti di Utente Anonimo a TUTTO il blog, apparsi questa sera.
Lettori - perché ci siete e lo so -: Neurone è una persona molto importante della vita di Cilidif. No, non è il suo fidanzato (gli orizzonti sono altri, le sacre sponde irraggiungibili e decisamente opposte). Neurone è un'amica, ma il termine purtroppo rende poco.
Neurone e Cilidif condividevano il banco al liceo, quando ancora Cilidif abitava in Lombardy e non aveva il blog e si chiamava Neurone anche lei, perché era l'altra metà . Letteralmente, perché il neurone era disegnato a metà tra i due banchi. Un lato di qua, l'altro di là . Neurone nascondeva Cilidif quando decideva di schiacciare un pisolo nelle ore di Inglese. Una volta hanno disegnato un baccanale - una cosa artistica, malfidati - che ha passato tre secondi nelle mani del professore di Religione prima di essere strappato alla presa puritana, che tra l'altro non aveva capito cosa fosse.
Un'altra volta Cilidif e Neurone hanno girato la scuola vestite da angeli a consegnare lettere di San Valentino a innamorati più o meno consenzienti. Un'altra ancora hanno distribuito biscotti al burro di arachidi per salutare la fine dei loro cinque anni insieme. Poi ci sono stati i milioni di caffé mattutini, le mezz'ore prima delle otto a svegliarsi per bene in una scuola deserta; le lacrime -rare-, Neurone che perde dal naso tutto il suo sangue al funerale del papà di Cilidif, il silenzio che va bene così, le verità brutte che però a qualcuno bisognava confessarle, il soffrire nascosto a tutti e mostrato a una sola; le cazzate dette e soprattutto fatte, il vento boia sulla nave verso la Corsica, le avventure di neopatentate - no, Cilidif era più che altro la passeggera, ma ne ha fatte anche lei di belle -.
Gente, un nuovo vento -direi un uragano- invade il blog. Neurone ha messo internet.
"Anche tu presto alla crudel possanza
Soccomberai del sotterraneo foco,
Che ritornando al loco
Già noto, stenderà l'avaro lembo
Su tue molli foreste. E piegherai
Sotto il fascio mortal non renitente
Il tuo capo innocente:"
E' quel "capo innocente" che mi fa bruciare gli occhi: si vede quasi il fiore inerme che guarda la lava del Vesuvio corrergli incontro inesorabile. e non è la Ginestra che ha scelto di nascere e crescere sulle pendici di un vulcano. Il suo capo innocente si piegherà, perché il Vesuvio non lo ferma nessuno. La lava brucerà i petali e lo stelo. La Ginestra sentirà se stessa accartocciarsi nel calore crescente, finché non si perderà nei resti neri e polverosì dell'eruzione. Ma...
"non piegato insino allora indarno
Codardamente supplicando innanzi
Al futuro oppressor; ma non eretto
Con forsennato orgoglio inver le stelle,
Né sul deserto, dove
E la sede e i natali
Non per voler ma per fortuna avesti;
Ma più saggia, ma tanto
Meno inferma dell'uom, quanto le frali
Tue stirpi non credesti
O dal fato o da te fatte immortali."
E in questi versi ho rivisto le notti della Maturità, il riflesso nero della mia faccia stanca nel caffé di due ore prima.
Il sole bollente e l'aria sulla faccia e la sensazione del vestito frusciante sulla pelle e il rumore secco dei tacchi sulle pietre grigie dell'ingresso.
Intendiamoci: nessuna cerimonia, nessuna consegna ufficiale, niente di niente perché questo lunedì sia il Giorno del Diploma. Si fa il bollettino alla Agenzia delle entrate di Pescara - ? -, si pagano 15.13 euro e dopo si può andare, dieci minuti non appena uno ha tempo, al vecchio liceo sul viale alberato e, se trovi aperta/di buon umore la segreteria, fai vedere che hai pagato e loro ti danno il fantomatico pezzo di carta.
Se non che, a noi sembrava significativo andare a prendere il diploma tutti insieme. Anzi, è stata un'idea di Cilidif, che ha ricevuto inaspettati consensi.
E così, si conclude insieme quello che si era iniziato insieme.
Grazie, gente.
